3 luglio 2010

’’Voi dopo me!’’


Solo, nelle faticose lande della conoscenza.

Il mio saggio capo sfida la gravità;

adesso sono troppo potente

per prostrarmi a te!

Fedele alla terra e al mio mondo.

Adesso tutti sanno della vera conoscenza

e invocheranno me.

Non protendetevi all’ignoto, vi prego;

ché la vostra anima sarà inquieta.

Adesso ho vinto Mefisto…

grazie all’Esteta che ha mutato l’arte….


Vi ho spianato la strada:

- voi dopo di me

percorretela fino in fondo

1 luglio 2010

...dell'Apocalisse


A te, che nel mio volto hai riposto l’odio;
che tenti, con un’insignificante brocca
di domare il mio fuoco impetuoso.
Non potrai mai placare la mia ira.
Ricorda che sono il tuo Signore,

Colui che ha dato e che presto prenderà.
Il cielo schiuderà le bigie nubi,
fulmini distruggeranno aquiloni,
alluvioni abbatteranno ogni dimora e
voragini spalancheranno la terra,
facendoti precipitare nel baratro infinito.
E il velo si dissolverà dinanzi ai tuoi occhi,
le farfalle perderanno i colori e i mari del mondo arderanno.
Dentro il Tempio, nel mio altare,
un sacerdote d’indaco coperto
immolerà l’Uomo alla viscida serpe.
Di sangue sciolto al rogo si sazierà l’assetato saggio
e la tua anima brucerà in eterno.

30 giugno 2010

’’Aut Aut’’




Nel solaio errano anime piene di candida saggezza;

in cantina, fra danze allucinate, anime cariche di conoscenza.

Dove sarebbe la mia?- se solo ne avessi una!

Represso ogni mistico delirio, galleggiando fra cielo e terra,

amo godere dell’Eros.

Non ho più scelta, non c’è più unione di Bene e Male…

io ero la congiunzione,-e non esisto!

Mi nutro del nettare e il succo della vite

disseta la mia arida parola.

Oh Arte, a te immolo quel che di me rimane,

ad ogni devianza il mio perire.

Solo, dove l’insignificante apparire

è la percezione dei misteri.

Il paradigma dell’io rimane immutabile,

solo una storia che sembra ripetersi:

una nera farfalla che risale, barcollando, l’iride;

è un frutto che nasce, cresce

e si trasforma nel cuore della serpe.

Qui certezza non esiste,

ma solo congetture ed ambiguità.

Al quinto rintocco delle funeree campane

qualcuno andrà al confronto con l’Adorato.

o viaggerà con se stesso...

28 giugno 2010

’’La perdita dell’anima’’


Ricordi, Mefisto, il nostro patto?

Ignora adesso i miei “si”!

La tua maschera, Re della menzogna,

ha abbagliato i miei sensi.

La mia vita non ha più un flusso regolare e

gli intoppi del divenire hanno fonte

alla sorgente dell’inganno.

L’estroso esteta è ormai morto

ingoiato dalla viscida serpe.

Estraneo a questo mondo, ecco come mi presento!

Ma ecco un Uomo nuovo, come mai ne avete conosciuto.

La neve sfiora appena l’aria

dissolvendosi all’altezza di Babele.

Oh Uomo, che nell’arte hai riposto

il senso supremo d’ogni tuo atto.

Vivi di luce lunare,

accompagnandoti a bestie abominevoli.

Hai venduto la tua anima

per soli trenta danari.

Adesso prova a specchiarti nella Porta Divina!

Non scorgi alcun riflesso?

...hai perduto la tua anima!

26 giugno 2010

’’Il sacrificio di Bacco’’




…voglio perseguire i miei nemici da morto,

scavare l’ossario per trovare l’orto.

Mia dolce dama, raggiungimi all’inferno

e del tuo sangue berremo in eterno

Ebrezza causata da ingente vino,

in lande romane dal sapor divino.

L’uomo…laggiù, cosa vuol dirci?

le ninfali vesti ci attraggono per rapirci.

Diamoci alla follia, scacciamo Euripide,

che’ l’uomo converta i dogmi e sia felice.

Il rettile striscia e il leone divora

in deserti di rose senza dimora.

Piccolo burattino, amico fraterno,

sarò maledetto in eterno?

Sulle mie spalle un compito gravoso

mentre il cosmo mi scruta sospettoso.

Apri la mente, socchiudi gli occhi

Così da ignorare la danza dei marmocchi.

Siamo in gabbia, c’hanno rinchiusi,

le nostre essenze in schemi ottusi.

23 giugno 2010

’’Il sangue del fiore’’




Deridi, Fiore, dei tuoi petali
aggrappandoti alla fertile terra.
Le foglie stanche stacca il gelido vento
e non rimane che il disìo di conoscenza.
L’ape non t’ama più, poeta bucolico;
non conduce il tuo seme nella cella.
Non più pioggia di nembi t’accarezza,
ma urina di quadrupedi gonfia le tue radici.
Vorresti che la terra t’inghiottisse,
ma anch’essa t’ha tradito.
Il tuo vaso è ormai ardente
dove Caronte serve Mefisto.
Oh, Fiore maledetto,
non odori di viola, ne pungi come rosa.
Sei simbolo dell’eterno delirio,
guardiano di loculi d’incesto e blasfemia.
Col tuo sangue cospargeranno le lapidi
incidendo le parole:
‘’Per coloro i quali mi hanno maledetto;
non potrò redimermi da vivo,
perseguiterò i miei nemici da morto….’’

18 giugno 2010

Cinque maledizioni (Intro)




La mia vita volge al termine,

appesa ad un filo sottile…

simile a lama di rasoio.

Ad un’estremità la porta del paradiso;

all’altra l’ancestrale varco che conduce all’inferno.

Ed io sono il Demone!

Dibattendo il filo, lo slancio mi santificherà,

perdendo l’equilibrio, la caduta mi maledirà.

Sfiorerò il cielo con le dita,

non avrò appigli e precipiterò negl’inferi.

Porterò con me solo la poesia;

i miei versi irregolari come mio unico vizio.

Come un vascello, il cui albero maestro è sontuoso

quanto Babele, varcherò il mare delle ambiguità.

Là,dove i coralli formano le barriere,

là dove il fiore ha perso i suoi colori,

risiede il drago, Demone della Dacia.

Ha conosciuto Dio e se ne avvede ,

attirando a se le anime folli.

E’ il perfetto marinaio dell’oceano peccaminoso…..

giacchè Morìa è peccato………….

8 marzo 2010





"...Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d'infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo (era una gioia per altri), a malattie dell'infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavamo alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso."

Rilke

4 marzo 2010

Corsa in sogno...


Vidi vaste lande apparirmi in sogno

e dolci vergini dal sibilo soave

e fiumi in piena rifarsi il letto

seguendo il ripido percorso del bosco.

Udì in lontananza un canto tribale….

-Sciamano,danza per me….

chiudi gli occhi,apri la mente

e vaga per spazi indefiniti.

Affanno,corsa,riparo,ripartenza;

dolce e tenue arrestarsi…

destarsi,vegliare,dormire.

Sull’erba umida,uno alla volta,

delicatamente glaciale,

sorprendentemente ardente,

istintivamente ninfale;

le sue orme irregolari e leggiadre,

quasi segni di mistica avvertenza;

ora due,ora una……

quasi saltellasse su un piede solo.

Affanno,corsa,riparo,ripartenza;

dolce e tenue arrestarsi……

destarsi,vegliare,dormire.

Come nembi gravidi,che gettano

vita su arse foreste,

così io piango affannato,

grido correndo,

ansioso verso un riparo

e rido ripartendo;

e mi desto, ri-veglio,e ancora giù…

correndo in sogno…